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Stop alla plastica monouso: è entrato in vigore il recepimento della direttiva europea 2019/904

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Dal 14 gennaio 2022 alcuni prodotti in plastica o bioplastica monouso, per i quali esistono alternative in commercio, sono vietati per legge. Per altri prodotti, invece, è stata imposta una limitazione. Questo l’effetto della  Direttiva Europea 2019/904 anche chiamata Sup, Single Use Plastics.

Cosa è vietato

Sono vietati cotton fioc, posate e bacchette, agitatori per bevande, aste per palloncini, contenitori in polistirene espanso per alimenti pronti destinati al consumo immediati (non sono quindi vietati i vassoietti in polistirene che contengono alimenti da cucinare).

Restano esclusi i bicchieri in plastica.

Cosa è ridotto

Entro il 2026 gli Stati europei dovranno aver garantito la riduzione del consumo di bicchieri (compresi i loro coperchi) e contenitori in materiale plastico per alimenti (scatole con o senza coperchio) usati per cibo da consumare immediatamente. 

Il caso Italia

Al contrario degli altri Stati europei, l’Italia non ha abbandonato i prodotti usa e getta in bioplastica biodegradabile e compostabile  per i quali la materia prima riciclabile raggiunge il 40% per i primi due anni e il 60% a partire dal 2024. Non sono stati esclusi neanche i prodotti usa e getta rivestiti con un film plastico fino al 10%. La Commissione europea ha quindi emesso un ‘parere circostanziato’ contestando i passaggi del provvedimento italiano che tutelano le bioplastiche, non ravvisando alcuna base giuridica per l’introduzione di queste deroghe.

L’Italia quindi si trova di fronte a un bivio: o deciderà di modificare il decreto legislativo di recepimento della direttiva Sup, oppure subirà una procedura d’infrazione.

“Nonostante tutte le Direttive UE indirizzate a ridurre i rifiuti, l’Italia continua a sostenere l’usa e getta, lo porta avanti semplicemente modificando il materiale dell’imballaggio o la composizione percentuale del prodotto stesso. Questo certamente non va a risolvere il primo obiettivo della Piramide delle R, che è quello della riduzione dei rifiuti a monte. La UE ha capito che il problema è il mono-uso, l’Italia no” dichiara Ottavia Belli, fondatrice e CEO di Sfusitalia.

Perchè l’Europa ha voluto la Sup

Gli obiettivi principali della Sup sono: 

  • Contrastare l’impatto dei rifiuti plastici nei mari
  • Promuovere l’economia circolare
  • Ridurre i rifiuti a monte.

Contrastare l’impatto dei rifiuti sul sistema marino. Questo punto è sottolineato dalla Direttiva stessa come un’azione chiave per il raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Basti pensare che si stima che la plastica oggi costituisca il 50% dei rifiuti dispersi sulle spiagge europee.

Perché la UE respinge le bioplastiche biodegradabili e compostabili?

Perché esse presentano forti criticità:

  • Non si degradano in tempi brevi presso impianti diversi dal compostaggio industriale. Soprattutto non nel compost di casa, meno che mai se disperse nell’ambiente.  E molto meno della metà degli impianti di trasformazione dell’umido sono adeguati al loro smaltimento. Alcuni tipi di bioplastiche  biodegradabili e compostabili, infatti, contengono fino al 60% di materiale fossile.
  • Si consumano troppo spesso terreni altrimenti destinati all’alimentazione umana per la produzione di materia prima (che costituisce parte della bioplastica). 
  • Le bioplastiche sono legalmente esportabili fuori dalla UE. I rifiuti finirebbero così  in Paesi del terzo mondo o in via di sviluppo, dove gli impianti di smaltimento sono fuori norma oppure non esistono proprio. Parlando di traffici illegali, invece, esistono traffici internazionali di rifiuti plastici, come quello documentato dall’Unità Investigativa di Greenpeace Italia tra Italia e Malesia.
  • Se gettate insieme alla plastica, le bioplastiche inquinano la raccolta differenziata. E per un occhio non esperto è molto difficile distinguere la bioplastica compostabile da quella tradizionale.
  • Le bioplastiche restano materiale usa e getta e quindi non contribuiscono alla riduzione dei rifiuti in generale e non risolvono il problema dell’inquinamento marino.

I ritardi nel recepimento della Direttiva in Europa

La Direttiva avrebbe dovuto essere stata recepita dagli Stati europei entro il 3 luglio 2021, ma così non è stato. Né per l’Italia né per altri Paesi. La Francia, per esempio, ha subito preso le distanze  dalle disposizioni contenute nella direttiva e ha provveduto a una revisione dei testi notificati. Stesso scenario in Svezia dove i portatori di interesse pare abbiano pesantemente influito sulla bozza del testo di recepimento nazionale.  Per non parlare di Paesi come Romania e Bulgaria.

Il parere dell’EuPC, l’associazione che in Europa rappresenta i trasformatori europei di materie plastiche

L’EuPC intravede tra le cause di questi ritardi i tempi troppo stretti che l’Unione Europea ha previsto per l’adeguamento dei Paesi membri. Criticità rafforzata dalla spiccata frammentazione dei processi legislativi dei singoli Stati membri UE. 

Il ritardo con cui sono state emesse le linee guida ha fatto perdere un’occasione: “Se fornite tempestivamente, le linee guida a lungo dibattute avrebbero potuto rappresentare un ottimo strumento per gli Stati membri per costruire insieme un quadro unificato nel contesto del recepimento nazionale. Tuttavia, la guida è stata pubblicata solo alla fine di maggio, appena un mese prima della scadenza per il recepimento, facendo perdere al documento la sua stessa ragion d’essere” recita il comunicato stampa dell’EuPC.

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