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Quotidianità sostenibile: 4 modi per ridurre il tuo impatto ambientale

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Per avere una quotidianità sostenibile dobbiamo attivarci ogni giorno cambiando piccole abitudini che possono impattare in maniera decisiva sul lungo termine.

Il 23 settembre 2022 è la giornata dello sciopero globale per il clima.

Manifestare è importante, ma è altrettanto fondamentale compiere azioni concrete per cambiare alcune nostre abitudini insostenibili.

Quotidianità sostenibile 1:
Riduci il monouso e gli imballaggi

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Non smetteremo mai di ripeterlo abbastanza: il film Wall-E non è fantascienza se continuiamo con questi ritmi. Gli imballaggi, e in generale tutto ciò che è usa-e-getta, sono ciò che ci riempie quotidianamente le pattumiere di casa.

Oltre a questo fatto, gli imballaggi si portano con sé una serie di rifiuti invisibili ed emissioni generati lungo la catena di produzione e che quindi sono lontani dagli occhi dei consumatori. 

La plastica monouso rappresenta il 36% della plastica totale prodotta (fonte: Il Fatto Quotidiano), un numero ancora troppo alto e che in poco tempo potrebbe trasformare il paradiso Terra in Inferno.

Secondo un approfondimento del Fatto Quotidiano con Greenpeace, se la plastica utilizzata per il monouso fosse una nazione, questa sarebbe tra il quinto o il sesto emettitore mondiale di gas serra.

Inoltre le emissioni crescono in rapporto al volume di plastica prodotta, quindi se la produzione per il monouso continuasse ai ritmi attuali, le emissioni raddoppierebbero entro il 2030-2035 e triplicherebbero entro il 2050.

Acquistare sfuso e zero waste non è solo una scelta di vita, ma uno degli pochi salvagenti che abbiamo a disposizione qui ed ora.

Quotidianità sostenibile 2:
Passa ad una dieta vegetale

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In questo caso non si tratta di abbracciare un lifestyle solo perchè siamo mossi dal rispetto verso gli animali, ma anche perchè rappresenta un passo decisivo per ridurre il nostro impatto ambientale. 

Infatti il problema del consumo di carne, pesce e derivati, non è solo un fatto eticamente inaccettabile, quanto il consumo di risorse ed energie impiegate per la produzione.

Si stima che gli allevamenti intensivi producano circa il 15% delle emissioni globale di co2, più di quelle di tutte le automobili e furgoni messi insieme.

Inoltre occupano circa il 70% di tutti i terreni agricoli presenti nel mondo e il 30% della superficie del pianeta (fonte: AnimalEquality).  

Ogni chilo di carne di agnello produce circa 86.4 kg di CO2 , 59.6 kg se si tratta di manzo, 29.7 kg se si tratta di formaggio. I broccoli generano circa 1.9 kg di CO2 mentre le lenticchie che ne producono solo 0.89 kg.

Secondo i calcoli del Water Footprint Network invece, il consumo d’acqua per produrre 1 kg di carne circa è:

  • 15.415 litri carne di manzo
  • 6.000 litri di carne di maiale
  • 4.300 litri di carne di pollo

Per la produzione di qualunque tipo di verdura, invece servono in media 300 litri di acqua per chilo. Per 1 kg di fagioli di soia invece son richiesti circa 2.000 litri d’acqua.

Una dieta a base vegetale oggi è fondamentale per una quotidianità sostenibile e per evitare lo spreco di risorse.

Leggi ancheÈ meglio la carta o la plastica?

Quotidianità sostenibile 3: affidati ad un fornitore energetico veramente sostenibile: ènostra

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Tratto da “Finanza Fossile” report di Greenpeace

La società di estrazione e gestione delle risorse come petrolio, gas ed elettricità sono le aziende più potenti al mondo e anche quelle che inquinano di più.

Secondo Greenpeace, la società semi-statale italiana ENI ha emesso complessivamente 537 milioni di tonnellate di Co2; considerando che l’Italia intera ne ha emesse 428, è un dato molto preoccupante.

Nel 2020 la società ha pubblicato un piano strategico per il periodo 2021-2024 fissando gli obiettivi per raggiungere la carbon neutrality entro il 2050.

La strategia parlava della progressiva sostituzione del portafoglio con il gas (meno inquinante ma pur sempre inquinante); investimenti in energie rinnovabili; abbandonare progressivamente l’estrazione per riuscire ad essere erogatore di servizi e venditore di prodotti Green entro il 2050; migliorare i sistemi di produzione per ridurre le emissioni.

A fronte di queste proposte, associazioni come Extinction Rebellion e Fridays For Future hanno presentato un’istanza all’OCSE, nel quale evidenziavano come il piano proposto dall’azienda fosse inadeguato e non aderente agli obiettivi globali. 

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Come passare ad una fornitura sostenibile e 100% rinnovabile?

Ci sono dei fornitori di servizi che si appoggiano a produttori di energia rinnovabile, sostenibile ed etica al 100%: in Italia è uno solo e si chiama “ènostra”.

ènostra è il fornitore elettrico cooperativo, a finalità non lucrativa, che vende ai propri soci solo energia rinnovabile proveniente da impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici con garanzia d’origine.  

L’energia viene acquistata solo da imprese e impianti sostenibili, prediligendo realtà di produzione legate alle comunità locali e favorendo la crescita della quota di energia da fonti rinnovabili nel mix energetico nazionale.

Dal 2018 ènostra si occupa anche di produzione di energia da fonti rinnovabili, investendo in nuovi impianti e dando la possibilità ai soci di partecipare finanziando la costruzione tramite il programma “prosumer” (producer + consumer). 

4) Affidarsi ad una banca veramente sostenibile

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Tratto da “Finanza Fossile” report di Greenpeace

L’ultimo tassello della piramide dei nostri bisogni sono i soldi.

Da sempre gli istituti di credito investono in combustibili fossili, in particolare tra il 2016 e il 2021 sono stati investiti circa 4,6 mila miliardi, finanziando l’industria dell’energia dal lato sbagliato.

“La scienza del clima ha affermato chiaramente che non ci può essere alcuna espansione dei combustibili fossili se vogliamo limitare il riscaldamento globale a 1,5˚ C.

Le banche hanno continuato a finanziare aziende che progettano di aprire nuove frontiere all’estrazione di idrocarburi” spiega Maaike Beenes a seguito della pubblicazione del report “Banking on climate chaos” da parte di varie associazioni.

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Nell’aprile del 2021 è stata lanciata la “Net-zero banking alliance”, una coalizione di istituti finanziari con lo scopo dichiarato di raggiungere la neutralità climatica del proprio portafoglio entro il 2050. 

Questi accordi però non hanno fruttato grandi risultati; in Italia per esempio: Intesa San Paolo nel 2021 ha investito 1,24 miliardi, un valore molto vicino a quello del 2016.

Unicredit invece, nonostante abbia ridotto i suoi sussidi alle fontifossili dai 1,53 miliardi nel 2016 ai 970 milioni del 2021, ha mantenuto degli investimenti secondari sui fossili; infatti, nel 2020 sono stati investiti più di 3 miliardi di dollari in aziende che hanno allargato la propria produzione di combustibili fossili.

Affidarsi ogni giorno ad una banca che rispetta l’ambiente diventa quindi fondamentale, Banca Etica è la soluzione.

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La grande differenza di Banca Etica rispetto agli altri istituti bancari è che hanno categoricamente deciso di non finanziare alcuna attività che si occupa di armi, fonti fossili, allevamenti intensivi, gioco d’azzardo e tutte le attività nocive per le persone e il pianeta.

Leggi anche – Quanto consumano gli elettrodomestici? La classifica di quest’estate

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Ognuno di noi può fare piccole azioni quotidianamente che possono portare a grandi cambiamenti, ora è il momento di attivarsi.

Io sono solo uno ma comunque sono uno,
non posso fare tutto ma posso fare qualcosa,
ed il fatto che io non possa fare tutto
non mi fermerà dal fare quel poco che posso fare.

E.E. Hale

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