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La Piramide (o Regola) delle R

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La Piramide delle R definisce le strategie da mettere in campo per gestire in modo sostenibile le risorse e traghettare il nostro sistema sociale-economico verso un modello di economia circolare. Il numero di R normalmente si attesta a 4 o 5, ma il modello di Sfusitalia ne prevede 6. Vediamole.

RIPROGETTARE

Ripensare al modo di produrre beni e servizi considerando l’impatto ambientale che questi, sia in fase di realizzazione sia durante il loro ciclo di vita, riversano sull’Ambiente

Si tratta di mantenere i medesimi standard di qualità richiesti dalla società contemporanea, sia in termini di performance che di design. Possibilmente anche di migliorarli. Sempre però con l’obiettivo di integrare questi prodotti e servizi nell’ambito di una routine di vita consapevole ed ecologicamente sostenibile. In questo livello di R rientrano i prodotti sfusi e solidi

Un esempio di brand che ha fatto della progettazione eco-sostenibile il suo marchio di fabbrica, è Greenatural, marchio di cosmesi e detergenza eco-biologica. Tra i fiori all’occhiello di questo marchio vi è il distanziatore per bag-in-box.

RIDURRE

Significa eliminare una gran quantità di scarti e rifiuti a monte. Come?… aumentando l’efficienza della produzione industriale, ovvero riducendo l’uso di risorse – materiali ed energetiche – impiegate nella fabbricazione dei beni. 

Molte delle proposte che ci vengono offerte oggi, come la raccolta differenziata o l’impiego di eco-compattatori (finanziati dal  Ministero della Transizione Ecologica con il decreto ‘Mangiaplastica’), non offrono nessuna soluzione che vada alla radice del problema. Si tratta di semplici soluzioni-tampone, è invece necessario e impellente andare oltre.

RIUSARE

Questa pratica si traduce semplicemente nel riutilizzare beni già esistenti, nell’allungare loro la vita. E’ una delle R che sembra ammantarsi di una patina glamour easy-chic, perché spesso si traduce in eventi come gli swap parties, o in abitudini tipicamente metropolitane come il visitare mercatini vintage nel weekend. Ma il successo dell’economia del riuso, che è al tempo stesso sia moda sia soprattutto sostanza, è attestato soprattutto dalla formula vincente della vendita e acquisto online di usato.

Tra i player di maggior successo in Italia citiamo alcune delle piattaforme di ultima generazione più performanti che permettono con pochi click comodamente dal divano di vendere e acquistare in tutta sicurezza:  mercatino franchising, online da quasi 30 anni con 10 settori di interesse; mercatopoli, che vanta anche negozi fisici in aggiunta alla piattaforma digitale; subito.it, nato 15 anni fa e che oggi conta una media di 11 milioni di utenti ogni mese.

Al di là della forma, l’atto del ‘riuso’ è un atto di profondo rispetto per il bene stesso, per chi lo ha fabbricato, per le risorse impiegate, per il valore dei soldi. E’ un pilastro dell’economia circolare perché prolunga nel tempo la funzione del manufatto, facendo compiere un bel saltino di qualità alla nostra società consumistica. 

RIPAPARE

Una R che porta con sé il valore del lavoro artigiano, di cui da almeno tre decenni – salvo lodevoli e preziose eccezioni – si è persa conoscenza e considerazione. Riparare vuol dire riportare il bene nelle sue condizioni originarie e far sì che esso svolga la sua funzione fino al suo esaurimento naturale. Riparare porta con sé altri valori, come quello di imparare nuove abilità. Perché ‘riparare’ non è sempre ‘delegare la riparazione’ a qualcun altro, può anche significare ‘imparare a riparare in autonomia’. E in tempi così difficili come quelli che stiamo vivendo, sviluppare nuove capacità rende l’individuo più forte, anche e soprattutto a livello mentale.

Riparare vuol dire anche mettere in moto nuove economie, con la creazione, per esempio, di officine di riparazione e laboratori per il riutilizzo creativo. Molto interessante in tal senso è l’esperienza di Maria Ortner.

RICICLARE

Riciclare significa lavorare i materiali affinché essi possano essere riutilizzati. ‘Riciclare’ è uno dei termini più inflazionati della nostra epoca, ciononostante circola tanta superficialità nell’utilizzo di questa parola: sarebbe opportuno utilizzarla di meno ma approfondire il concetto e agire più efficacemente. 

Riciclare, panacea di ogni male… non è così! Innanzitutto non tutto ciò che noi utilizziamo è riciclabile. Qui interviene il concetto di “riprogettazione industriale”: esso gioca un ruolo fondamentale perché è solo eliminando dalla produzione i materiali non riciclabili che si compie un vero atto ecologico.               

Seconda valutazione: da quanti anni le amministrazioni locali applicano la raccolta differenziata?… da tanti. Basti pensare che la definizione e le applicazioni sono specificate all’interno del  Testo Unico Ambientale, d.lgs 152/2006.  Le Regioni stabiliscono i criteri con i quali i Comuni devono provvedere a realizzare la differenziata, sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero. Ministero ai tempi denominato ‘Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare’. Ne consegue che ogni Comune applica regole diverse. Risultato? … spesso e volentieri il cittadino non sa come muoversi: “Dove butto il cartone unto della pizza?” 

Ci sono però brillanti app come Junker app, l’app per iOS e Android che in maniera molto semplice, e pure simpatica, va in soccorso ai cittadini ecologicamente responsabili per risolvere ogni dubbio sul ‘dove buttare che cosa’.

RECUPERARE

Tale attività non implica solamente il recupero di un materiale. Implica anche la possibilità di utilizzare quella risorsa come fonte energetica. Ovvero utilizzarla, per esempio, come combustibile per produrre, attraverso determinati passaggi, energia elettrica. Risulta necessario però investire ancora in ricerca su questa tecnologia perché ad oggi gli impianti di recupero energetico dai rifiuti non sono molto efficaci in quanto consumano un elevato quantitativo di energia e di materia prima. 

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